13 pensieri riguardo “Chi la fa l’aspetti

  1. Prof,
    prima di tutto mi fa sentire strano che un italiano venga chiamato “immigrato”, comunque ci sono tante persone che lavorano in stati diversi, anche questo è un mercato aperto. Ci sono anche dei Britannici che lavorano in Italia e certamente noi non scioperiamo. Ogni tanto anche noi italiani diciamo “ma che vadano a lavorare nel loro paese!”, ok, ci sono tanti disoccupati, però così la questione non si risolve. Prima ho proprio letto un articolo sul giornale si parlava che sul Times (noto giornale inglese)avevano scritto che loro stanno facendo come noi abbiamo fatto con Lucca (cioè vietato l’apertura di nuovi ristoranti che non rispettino la tradizione Lucchese/Italiana). A me non mi sembra la stessa cosa. Poi sul fatto della maleducazione (i gesti, e la cosa dell’ ombrello, che non so cosa sia)possono avere ragione. Questa è la mia opinione a riguardo. Ps= il titolo “chi la fa l’aspetti” che cosa simboleggia? Il fatto che cmq in tutte le parti del mondo ci sono persone di nazionalità diverse che lavorano? grazie..

  2. salve prof, sono federico tampieri 1b erica.

    Quei lavoratori inglesi secondo me non hanno ragione perchè come noi “rubiamo il loro lavoro” la’, anche loro fanno lo stesso qua. Non penso che siano innocenti. Non se la devono prendere con noi ma con la globalizzazione.

    Ciao ciao

  3. beh.. la ragione credo sia di entrambe le parti. Innanzitutto i lavoratori britannici hanno sì diritto al lavoro nel loro paese, ma non possono all’improvviso adottare un’economia protezionistica (anche perchè..come l’America, sono liberali di natura)
    E i lavoratori ‘stranieri’ che STAVOLTA sono italiani e portoghesi…dovrebbero evitare di comportarsi male(i gesti del dito medio e altre provocazioni), ma hanno appunto diritto al loro lavoro, perchè nn hanno infranto nessuna regola Ue o britannica.
    Il mio commento è solo: finalmente. Finalmente anche gli italiani riescono a capire come ci si può sentire a essere chiamati ‘ladri di lavoro’, ingiustamente poi. So che è un po’ cattiva come affermazione, ma ognitanto nn fa male rendersi conto di certe cose che si dicono agli altri, ma che nn si vorrebbe fosse detto a NOI.
    In questi tempi difficili (che poi all’incirca difficili lo sono sempre stati) tutti cercano di proteggere il proprio lavoro, ma si deve anche capire che siamo in un’economia libera, in cui valgono anche le regole di mercato.

  4. “prima di tutto mi fa sentire strano che un italiano venga chiamato “immigrato” ”
    credo che sia perchè siamo abituati a parlare di ‘immigrati’ intendendo persone dell’est e africane..per cui un americano non ci sogneremo mai di chiamarlo EXTRACOMUNITARIO (benchè lo sia XD)

    e immagino che il titolo ‘chi la fa l’aspetti’ sia riferito al fatto che appunto….visto che gli italiani parlano degli stranieri come di gente che ruba il lavoro…gli italiani che emigrano devono ‘aspettarsi’ di essere chiamati così dagli inglesi. Come dire che in Italia gli ‘autoctoni’ sono gli italiani, all’estero siano gli italiani gli emarginati e stranieri. =)

    1. Esatto 😀
      Immagino che appena letto il titolo dell’articolo abbiate pensato che erano gli italiani volevano mandar via i soliti extracomunitari. E invece questa volta vogliono mandare via gli italiani.
      Come ci si sente ad essere dall’altra parte?

  5. forse ho capito.
    chi la fa l’aspetti si riferisce al fatto che siamo i primi ad apostrofare persone che provengono da fuori il nostro paese con il termine-extracomunitari/immigrati, e ci infastidiamo e stupiamo se lo si attribuisce a noi?
    se così è,allora il titolo si addice

    riguardo all’articolo
    secondo me la situazione è abbastanza difficile ed è altrettanto difficile trovare una soluzione- e prendere parte
    gli inglesi che perderanno il lavoro saranno circa 600 000 e non credo ci sia un modo per evitare la disoccupazione!
    gli italiani che sono là lavorano, pagano tasse, e per questo sono parte integrante del posto..come un qualunque inglese
    non vedo perchè la precedenza sul lavoro dovrebbe essere data agli inglesi piuttosto che agli italiani.
    per me non dovrebbe esserci distinzione

  6. Ciao,
    direi che il titolo è veramente azzeccato: forse ora cominceremo a capire veramente il significato della parola integrazione.
    La società siciliana ha vinto un appalto pubblico e i suoi operai hanno tutto il diritto di lavorare.
    Capisco le difficoltà, il disagio, le esigenze degli operai inglesi, ma non possono certo prendersela con gli italiani se non trovano lavoro in Gran Bretagna.
    Detto questo, però, spero che tutti quelli che sono intransigenti nei confronti degli immigrati in Italia, quelli che vorrebbero “essere cattivi” (Roberto Maroni, Ministro dell’Interno) o quelli che sono per la “linea dura” capiscano che quella dell’integrazione è una questione molto complessa e non può essere affrontata in toni razzisti e qualunquisti che fanno regredire l’umanità di secoli.
    E’ giusto che una PERSONA sia discriminata a causa del luogo di nascita? E’ giusto che nel 2009 si facciano ancora distinzioni sul colore della pelle? Io credo proprio di no e spero che prima o poi lo capiremo anche noi, anche se quando vedo che il partito razzista e discriminatorio per eccellenza prende il 10% alle elezioni capisco che siamo ancora lontani dal risolvere il problema…
    Forse fatti come questo apriranno gli occhi…

  7. Girate la situazione. Mettete che in italia aprono un’industria e fanno lavorare 600 inglese, francesi o altro(come già ci sono), personalmente mi disturberebbe un pò il fatto,perchè sono 600(o quel che volete) posti di lavoro in meno agli italiani(penso che a chiunque irriterebbe..magari ora non ci si pensa ma quando si vive in prima persona questa cosa si noterà..anzi sarà troppo tardi, anche vero che non credo che abbiano fatto bene a protestare, non si può aderire all’Unione Europea e poi lamentarsi delle condizioni.
    La differenza che gli altri paese tutelano la loro gente in italia no. Tra un po gli stranieri in italia saremo noi.
    Inoltre leggendo frasi negli interventi come “in Italia parliamo di gente straniera che ruba lavoro e andiamo all’estero e non vogliamo essere chaimati così” beh vogliamo distinguere le due cose, spero: in inghilterra gli italiani sono dovuti rifugiarsi e proteggersi dagli inglesi che se non era per la polizia linciavano gli operai italiani..tu questo l’hai mai sentito in Italia..sotto questa enorme grandezza dell’accaduto??? Per lo più se diciamo in Italia di tornare al loro paese a lavorare ci urlano “razzisti” mentre là possono farlo 😉 o almeno non si è dato peso a questa cosa per nulla.
    Sta di fatto che ogni crisi interna è vissuta a proprio modo in ogni Nazione…non si può sapere i danni che sta provocando la crisi, mentre però possiamo notare gli effetti su noi stessi; ogni giorno vengono chiuse imprese, vengono licenziati operai… se negli unici posti liberi li facciamo occupare da gente immigrata noi andiamo a raccogliere la frutta? naaaa…dubito che vogliate finire così 🙂 ed è proprio per questo che a volte si esagera su certi aspetti…ma per tutelarSi da soli il proprio diritto al lavoro. Faccio un esempio pratico: perchè è proprio quando si rischia che si pensa seriamente ai problemi.. 1 vostro genitore è stato licenziato perchè la sua fabbrica in cui lavorava ha fallito, cerca lavoro ma i posti disponibili che sono adatti a lui vengono presi da immigrati perchè pagati 1/3 dello stipendio di un italiano..vi sembra giusto? e sopprattutto sareste contenti?
    Per finire questo immenso commento..ma i fatti di attualità mi intrigano parecchio, volevo dire che secondo me il “razzismo” o “descriminazione” non si può definire sul lavoro come dite voi, ma si fa solamente per le cause scritte sopra. Il razzismo viene in altre situazioni…ma ricordiamoci non siamo solo noi italiani a manifestarlo!!

    1. Secondo me il problema va impostato in modo diverso.
      Primo, è giusto che un lavoratore sia pagato 1/3 rispetto ad un altro? Perché non si proteggono con le stesse garanzie tutti i lavoratori indipendentemente dalla loro cittadinanza? La colpa è forse dei lavoratori stranieri?
      Secondo, a parità di condizioni perchè un datore di lavoro assume un lavoratore invece di un altro? Perché è più preparato, più competente, più serio, più responsabile, più affidabile. Cosa cambia se la sua cittadinanza è inglese, francese, albanese o italiana? Ma noi siamo veramente più preparati, competenti, seri… 😕

  8. Il problema è che continuiamo ancora a ragionare con la stupidissima e decrepita distinzione tra “italiani” e “stranieri”.
    Dove sta scritto che una persona che venga in Italia, prenda la cittadinanza e paghi le tasse debba ancora essere chiamato straniero? Non è forse un cittadino della Repubblica Italiana? Non ha i “nostri” stessi diritti?
    Purtroppo la scuola di pensiero che professa ancora questa distinzione è molto diffusa. Perchè?
    Io penso che se ci fossero regole certe e, soprattutto, controlli, sarebbe molto più semplice: non dobbiamo più permettere che si lavori in nero, non dobbiamo più permettere che vengano date paghe più basse agli immigrati (ci guadagneremmo tutti), non dobbiamo più permettere che non vengano pagate le tasse. Gli imprenditori devono capire che non è tollerabile che in Italia nell’anno domini 2009 esistano ancora forme di schiavitù.
    Eliminati questi fenomeni, forse avremo finalmente la vera integrazione: ora rischia solamente di trasformarsi in una triste lotta tra poveri.

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