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“altrimenti non mi diverto”

Leggete questo articolo: ” Il 67% dei 13-15enni beve al sabato sera. Di questi, il 20% si ubriaca nel fine settimana. I dati dimostrano che tra i teenager è diffuso il fenomeno del binge drinking, bere sei o più bicchieri in un’unica occasione. Gli happy hour aumentano del 70% il rischio del pronto soccorso”.

Perchè questo aumento smisurato dell’abitudine di bere alcolici, superalcoli, di mescolare ogni tipo di coctail, pur di sballare in fretta? L’articolo aggiunge: “non ci si ubriaca più per dimenticare ma per vivere”.

E’ vero? Temo di sì perchè, quando mi è capitato di affrontare l’argomento con qualcuno, la risposta più frequente è stata “perchè altrimenti non mi diverto” 😦

E’ così che si divertono i vostri coetanei? E’ così che riempiranno molte delle loro serate d’estate? Quanti di loro sono consapevoli dei danni permanenti che provocheranno su un cervello ancora in crescita? Quanti di loro pensano ai rischi che corrono?

E gli adulti stanno a guardare?

10 pensieri riguardo ““altrimenti non mi diverto”

  1. Mi dispiace dirlo ma gli adulti stanno a guardare..o meglio,i figli li fanno fessi. Vi posso dire che un venerdì,durante l’ora di ginnastica,c’eravamo io e degli altri miei compagni(maschi e femmine) in più c’era la prof di ed.fisica. Non so come,siamo entrati nel discorso dell’alcool. Un mio compagno ha iniziato a raccontare che lui,praticamnete ogni sabato sera si ubriaca e, ha raccontato che una volta si era ubriacato talmente tanto ad una festa a Casola che il mattino dopo si è ritrovato (non sà come) al Parco Bucci a Faenza. A questo punto la prof era andata su tutte le furie e continuava ad insultarlo dicendo che era una “testa balzana”,che non si rendeva conto di cosa andava incontro.. Lui continuava a dire:”Ma prof,tutti i miei amici si ubriacano..”, allora se tutti vanno dentro ad una camera a gas ci vai pure tu?!
    Poi un altro mio compagno ha raccontato un episodio di un ragazzo che una sera si è ubriacato talmente tanto che è andato in COMA ETILICO.
    Allora, davanti a questi fatti bisogna fermasi un attimo e dire:”Ma chi me lo fa fare?!!”..
    Personalmente io non consumo alcoolici perchè mi danno fastidio però sarebbe l’ultima cosa a cui penserei per divertirmi; che poi, alla fine, non vedo dove sta il divertimento..
    Credo che per prevenire in parte tutto ciò si debba fare un qualcosa a scuola tipo degli incontri classe per classe, tra gli alunni e degli ex alcolisti o ex drogati..così,forse i ragazzi capirebbero meglio..perchè,spesso ciò che si dice sull’argomento alcool, entra da un orecchio ed esce dall’altro.

    1. Più volte però, proprio tu, hai detto che i ragazzi non seguono i consigli degli adulti. Anzi spesso fanno il contrario. Certo se ne può parlare, ma credo che il problema sia spesso anche la noia. I ragazzi non sanno più divertirsi. Escono la sera già a 12 anni, vanno in discoteca a 14, fanno mattina a 16. A 18 hanno ormai provato di tutto, incontrato di tutto, sperimentato di tutto. A quel punto si annoiano, ma non riescono a trovare alternative. Lo sballo garantisce un “divertimento” finto ma immediato e i costi per la salute fisica e soprattutto mentale sono veramente alti. Le depressioni, anche gravi, che colpiscono giovani poco più che ventenni, trovano spesso le loro origini nei comportamenti sbagliati nell’adolescenza.

  2. Io penso che “bere” non sia rischioso sempre che si abbia un minimo buonsenso. Ad una cena 1-2 bicchieri di vino ci stanno, fuori con gli amici 1-2 bacardi, ma non quantitativi esagerati di superalcolici o cocktail.

    Io vorrei chiedere a coloro che rispondono “bevo per divertirmi”, che divertimento ci sia a sbronzarsi e poi non ricordare nulla di quello che si è fatto magari.

    E poi il piacere dell’alcol che piacere è quando si è costretti ad andare a vomitare per l’eccessivo consumo?
    Io bevo in misura moderata perchè mi piace, ma penso di avere il cervello necessario a dirmi “ora basta”.
    Almeno, fino ad oggi ci sono sempre riuscito, e così pure i miei amici, fatta eccezione per qualche raro caso.

  3. appena ho letto l’articolo sono rimasta davvero senza parole.
    Pensare che ragazzi della mia età, cioè miei coetanei bevano, per VIVERE, mi fa venire la pelle d’oca.
    Magari oke è sbagliato, ma sei in comitiva, in un gruppo con il ragazzo o la ragazza che ti piace e per farti vedere che sei “duro” prendi un alcolico, ma rimane pur sempre sbagliato.
    E per prima sbagliano i bar che danno gli alcolici ai minorenni, perchè non è vietato??????????????
    Poi penso che ci siamo altri mille modi per fare colpo, per riprendersi da un esame andato male, ma più di ogni altra penso che non sia questa la vita.
    E la cosa che mi fa più paura sono i primi genitori, hè sono comprensivi???? ma siamo matti, ragazzi di 15 o peggio ancora 11 che per divertirsi si ubriacano, ma cos’hanno questi genitori in testa??
    Pensano un po’ al futuro dei loro figli, o meglio sono consapevoli che li devono educare loro e non buttarli sulla strada e lasciarli liberi di fare qualsiasi cosa??
    Oke troppa serietà è sbagliata e sono daccoro, ma neanche troppa libertà, c’è secondo me c’è sempre la sana via di mezzo…non penso che ragazzi della mia età siano ancora in grado di decidere da soli cosa è meglio e cosa è peggio fare nella vita.
    Siamo passati da quando non potevi uscire neanche il pomeriggio per paura di essere violentato, a ad adesso che esci 24 su 24 e ad andar bene sei tu stesso che violenti le altre persone.
    Sinceramente non pensavo fosse il 67% dei miei coetanei che bevono. pensavo che fossero la metà o ancora meno.
    E sta cosa mi fa arrabbiare…ma dove l’abbiamo la testa?? C’è io o che sono rimasta indietro io, o che non lo so, io se devo andare in un pub e ubriacarmi non lo farei mai neache se ci fosse il principe William nello stesso pub.
    La maggior parte lo fanno per sembrare più grandi, a me sembrano solo più stupidi!

    1. Silvim, prova a rileggere i tuoi commenti prima di inviare perchè alcune frasi sono incomprensibili (“C’è io o che sono rimasta indietro io…”). Cercare di essere chiari è un buon esercizio per migliorare anche a scuola 😉

  4. @carlimoretti:
    io credo che i ragazzi non ascoltano in primis i loro genitori e poi anche gli adulti in generale..cioè loro ascoltono solo quello che gli pare a loro. Se per esempio la scuola promuovesse questo tipo di incontri potrebbe venire fuori qualcosa di interessante..Magari i ragazzi potrebbero ascoltare dei loro coetanei ventenni che hanno già avuto esperienze con gli stupefacenti o l’alcool, così facendo si potrebbero fare un’idea di quello che gli sta attorno. Poi ovviamente non tutti ascolteranno i consigli di questi ex alcolisti,tossici etc;ma,ognuno della propria vita fa quello che gli pare. Se vogliono ascoltare e seguire i loro consigli..buon per loro! Se,invece,non gli interessa tutto ciò..allora che vadano per la loro strada,almeno la scuola e i docenti hanno il cuore in pace perchè dopotutto si sono impegnati e interessati al futuro dei loro studenti.

  5. Io il tema dello “sballo notturno” lo inserirei nel complesso ambito della società odierna e di come sia negativamente condizionata dai mezzi di comunicazione di massa: la nostra è una società in cui ai giovani passa l’idea che per fare carriera, per essere “fighi”, per diventare qualcuno occorra apparire, farsi vedere, farsi notare, al di sopra di qualsiasi altra cosa.

    I giovanissimi cascano in pieno in questo contesto perchè se il modello che gli viene fornito è questo, ovviamente la tendenza è e sarà sempre di più all’esagerazione, ma questo è prima di tutto il fallimento di questa società, di questi modelli educativi e di chi li mette in pratica.

    Io credo che una buona parte di responsabilità vada a tutta l’industria del divertimento del sabato sera: basta girare per qualche locale in certe serate e si può tranquillamente constatare che i giovani e giovanissimi sono continuamente indotti allo “sballo” e all’eccesso (senza parlare di cose più pesanti come la droga) e questo viene giudicato normale, scontato e quasi necessario.

    In conclusione ritengo che la colpa non sia da attribuire alle nuove generazioni perchè penso che se i giovani di 30 anni si fossero trovati in un contesto come il nostro (come “clima” e disponibilità di strumenti per la trasgressione) avrebbero commesso gli stessi errori, ma credo che abbiamo la grande opportunità di farci sentire, di dimostrare a coloro che fanno i soldi su queste cose che non siamo dipendenti dallo “sballo” e che possiamo cambiare questo modello di società che porterà alla rovina.

  6. Salve prof.
    il tema è diventato ormai un’abitudine dell’età elencata dai sondaggi. Soprattutto nel periodo estivo i ragazzi per divertirsi assumono alcolici, mi ci metto in mezzo anche io e penso che nessuno non abbia mai assunto sostanze alcoliche (riguardo l’età), anche perchè ormai bar, pub, locali, discoteche, ristoranti ecc. sono popolati da bottiglie di alcolici pronti ad ogni evenienza quindi alla fine in ogni luogo si va incontro ad esso. Davanti a ciò sta all’individuo sapersi controllare, che però non sempre è facile o meglio facile dirlo farlo meno, perchè sono sicuro che prima o poi tutti o quasi berranno. Non condivido parte di commento di silvim: riguardo ai genitori, sicuramente o almeno credo che quando il figlio esce di casa non gli dicano di ubriacarsi, quindi la colpa ai genitori direi che in questo caso è sotto 0. Per quanto riguarda la vendita nei bar: gli alcolici vengono venduti fin dall’età di 16 anni, ci sono a volte controlli, a volte meno, ma sapendo anche loro che il guadagno arriva proprio da questa fascia di età se vogliono fare 2 soldi a volte sgarrano.
    Invece il mio pensiero è simile a quello di Anco, bere ogni tanto tra amici per stare allegri non c’è nulla di male ovviamente usando la testa.

    1. Forse il problema è proprio che, quando uno ha bevuto, è un po’ difficile usare la testa. Il rischio c’è e non va sottovalutato. E’ vero che sembra catastrofico paventare chissà quali pericoli, ma quando uno perde la lucidità, basta veramente un attimo per ritrovarsi in mezzo a situazioni veramente difficili.

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