Pubblicato in: attualità, scuola

Aboliamo le bocciature?

Parlare di bocciature è un argomento delicato. Sono giuste, ingiuste, sbagliate, inutili? Credo si debba riflettere molto prima di trovare una risposta. Personalmente spesso penso che la presenza delle bocciature finisca per distorcere il senso della scuola.
Per gli studenti la presenza della bocciatura trasforma l’obiettivo dell’apprendimento nell’obiettivo di essere promossi. Promossi ad ogni costo. Promossi cercando scorciatoie, strade facili, misere sufficienze. Tutto va bene purché alla fine si sia promossi.
Per i genitori l’obiettivo diventano i voti. “Come va mio figlio?” vuol dire semplicemente “quanto ha preso?”. Se il voto è sufficiente la promozione è assicurata… fine del problema.
Per gli insegnanti spesso possibilità di giudicare gli studenti con la bocciatura misura la qualità di una scuola: se non si boccia la scuola è scadente e inefficace. “Tanto qui promuovete tutti…”. Per questi docenti la scuola è di qualità si misura dalla capacità di fare “selezione”, dal numero delle insufficienze gravissime e dal numero dei bocciati.
E l’apprendimento? E la curiosità di imparare? E la soddisfazione di sapere e saper fare cose nuove? L’orgoglio di scoprire realtà sconosciute? Siamo sicuri che il fatto di non essere bocciati ci garantisca di aver raggiunto tutto questo?
Spesso penso che il sistema delle bocciature andrebbe abolito. Da diverse parti d’Europa è già così. Stare nella scuola superiore per cinque anni è più che sufficiente per imparare ciò che ti serve per continuare a studiare o per entrare nel mondo del lavoro. Se capisci che sei lì per quello, meglio per te. Se non lo fai nessuno ti assumerà, nessuno avrà bisogno di te, non ti laureerai mai. Se invece capisci perché sei lì in quella scuola, perché seduto in quella sedia cinque ore ogni mattina, forse ti renderai conto che non hai tempo da perdere e che non ci saranno tante altre occasioni per migliorare. Insomma, forse non lo avete capito, ma se non ci fossero le bocciature la vostra vita non sarebbe più facile, ma molto più difficile. Ma per fortuna le bocciature esistono. Esistono per dare una possibilità a chi non ha raggiunto gli obiettivi minimi di rafforzarli l’anno successivo, di riprendere il percorso di apprendimento. Esistono per darvi una seconda possibilità. Perchè non sia troppo tardi.

Insomma, ringraziate il cielo che le bocciature esistono 😉

6 pensieri riguardo “Aboliamo le bocciature?

  1. Pensiamo al dopo Gelmini: abolire le bocciature anche in Italia!

    di Vincenzo Pascuzzi

    Il ministro dell’istruzione austriaco Claudia Schmied (partito socialdemocratico) ha annunciato l’abolizione delle bocciature scolastiche nel suo Paese a partire dal 2012. Così l’Austria intende unirsi ai pochi paesi europei che già adesso non adottano il sistema della bocciatura: Islanda, Norvegia, Gran Bretagna (forse ce n’è anche qualche altro).

    In attesa di dettagli e approfondimenti sul caso austriaco, può essere utile discutere – come già si sta facendo – l’ipotesi dell’abolizione delle bocciature anche in Italia. Intanto, a coloro che potrebbero equivocare, ridacchiare, nutrire illusioni, accampare pretesti o strumentalizzare, va chiarito che l’abolizione delle bocciature non significa affatto promozione sicura e senza studio oppure diploma certo e automatico per tutti cioè una sorta di “successo formativo” certificato, sicuro, gratuito e senza sforzi. Tutt’altro.

    Nel 2005, avevo proposto che i docenti tornassero a mettere in pagella solo voti veri. I loro voti veri. Non più i voti contrattati o imposti dal Consiglio di Classe e/o dal Preside in sede di scrutinio finale. Non più i “sei” rossi (o asteriscati o sottolineati) che mascheravano e truccavano insufficienze anche gravi o gravissime ( i 4, i 3, anche i 2; i 5 sono generalmente considerati quasi-sufficienze e perciò subito tramutati in 6 senza nemmeno discutere e perdere tempo). Negli scrutini finali i Consigli di Classe dovrebbero registrare la promozione e l’iscrizione all’anno successivo dei soli alunni con tutte sufficienze. Per gli alunni con insufficienze, le famiglie – in base a pagelle con i voti veri – potrebbero decidere loro stesse l’iscrizione, o meno, alla classe successiva con l’intesa ovvia e la responsabilità di sanare le insufficienze.

    Questo sistema (appena accennato):
    1) impone necessariamente, a carico della scuola, l’attivazione di seri corsi ed adeguate iniziative di recupero nel periodo estivo e durante tutto l’a.s. e poi di successive occasioni di verifica;
    2) Instaurerebbe trasparenza e avvierebbe sinergia e collaborazione operosa tra scuola, docenti, genitori e alunni:
    3) potrebbe scardinare la prassi incancrenita e perversa degli scrutini finali che – pur con le migliori intenzioni ma anche in interessata autotutela dei posti di lavoro – producono falsi in atto pubblico, promuovono (e danneggiano) chi non merita, chi sceglie poi di non recuperare e che sicuramente causerà difficoltà alla didattica nell’anno successivo;
    4) taglierebbe l’erba sotto i piedi agli alunni che, a inizio a.s., operano la scelta ergonomica di non studiare affatto una, due o più materie confidando nei meccanismi – statisticamente e storicamente collaudati – di assoluzione e di condono caratteristici della prassi del sistema scolastico;
    5) deve fondarsi sulla serietà, razionalità e oculatezza delle famiglie degli alunni con insufficienze nello scrutinio finale.

    Roma, 24 febbraio 2011

  2. Alberoni e le bocciature

    Ci risiamo. Apro il Corriere (16 ottobre 2006) e ci trovo il solito fondo di Alberoni. Titolo: “Se tutti son promossi è iniziata la decadenza” (*). Alberoni spesso è interessante e stimolante. Lo è anche oggi, per tre quarti dell’articolo. Poi cade nel luogo comune – evidenziato dal brutto titolo che un paese che non boccia i suoi ragazzi è destinato alla decadenza.

    Si sa. Gli articoli preparano spesso il lettore al gran finale, conta poco se dell’argomento si parla solo nelle ultime righe, è quello il finale. E’ quello il punto da evidenziare ed è anche la tigre del conformismo e della mancata informazione da cavalcare.

    Anche qui il mondo della scuola sembra fermo ed eterno, e quando si muover sta per decadere. Poco conta se la scuola si trova di fronte a un periodo travagliato nel quale si sta accorgendo di non essere più capita dagli studenti. Poco conta che le riforme ( sì., al plurale) in atto dicano tutte in un modo o nell’altro che gli insegnanti devono affiancare alle competenze disciplinari anche quelle relazionali. Poco conta se si comincia a dire, timidamente, che la scuola occorre si adegui alle differenze individuali. Poco conta che i ragazzi nati e vissuti in questi ultimi venti anni abbiano un concetto di dignità della persona sconosciuto al tempo in cui noi eravamo bambini e ragazzi. Ciò che conta è che non si boccia più. Purtroppo non è vero. La scuola boccia ancora e tanto. E sbaglia. E ogni volta che boccia è come se dicesse : con questo non ce l’ho fatta.

    Provo allora, giusto per intaccare le certezze di chi ha in mente un solo tipo di scuola, la scuola che boccia, a proporre una rapida panoramica di cosa accade in Europa.

    Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia.

    Stesso insegnamento a tutti gli alunni, il più lungo possibile. Non ci sono voti , né bocciature, si fa invece una valutazione globale all’ ottavo anno di scuola. Vi manca la nozione di insuccesso scolastico, né vi sono indicatori per evidenziarlo (Si tratta infatti di paesi in piena decadenza, ormai abbrutiti.)

    Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda.

    Viene differenziata la scuola elementare dalla secondaria inferiore . Il curriculum è nazionale per il 55% . Ci sono valutazioni ma non bocciature. (Ma che vuoi? Questi si dipingevano di blu quando le legioni romane dominavano il mondo)

    Germania, Austria, Lussemburgo, Svizzera, Olanda, Belgio.

    Il passaggio da un ordine di scuola a un altro si attua mediante appositi corsi. Non ha senso l’espressione dispersione scolastica perché a tutti viene garantita una formazione professionale conforme alle attitudini di ciascuno. (Davvero volete che si dia retta a quello che fanno i crucchi?)

    Spagna, Italia, Francia, Grecia, Portogallo.

    Solo in questi paesi la valutazione è frequente ed esiste la bocciatura. (Forse è la nostra antica civiltà che ci ha “salvati”.)

    Può bastare?

    Marco Vinicio Masoni

    http://www.formazione-studio.it/backoffice_website/thumb/7/Alberoni%20e%20le%20bocciature.pdf

    ——

    (*) Se tutti son promossi è iniziata la decadenza

    di Francesco Alberoni

    Non esistono un’intelligenza, una creatività separate dai problemi che devono risolvere. E non esistono problemi senza una società che li pone, che sollecita, stimola, costringe i suoi membri a risolverli. L’intelligenza, la creatività, il genio perciò sono il prodotto di una società esigente che pone continuamente problemi difficili, chiede costantemente nuove soluzioni. Nelle società statiche la gente ha compiti prefissati e problemi che sono stati affrontati e risolti nel passato con soluzioni che sono diventate tradizione, costume e che nessuno ha il diritto di discutere. In queste società non si crea, non si inventa nulla di nuovo, l’arte è ripetitiva, non nascono geni. E quando queste società vengono sottoposte ad una pressione esterna, vanno in crisi, nascono paure ed esplodono movimenti religiosi o politici che vogliono fermare la trasformazione, tornare nel passato.
    Tutte le grandi civiltà sono sorte come rottura della tradizione.
    Esplode allora una straordinaria creatività. Le grandi piramidi sono state costruite all’ inizio della civiltà egiziana, la Muraglia all’inizio di quella cinese, le grandi cattedrali al primo risveglio dell’Europa. I maggiori poeti, i creatori della lingua, Omero, Virgilio, Dante, Shakespeare appaiono all’inizio, quando un intero popolo aspetta una lingua per parlare. In queste epoche feconde tutti sono esigenti e gli artisti, gli scienziati stimolati a creare. Per questo in città come Atene nell’ antichità o a Firenze nel Rinascimento c’erano tanti geni. Ed è per lo stesso motivo che oggi gli Stati Uniti hanno tanti premi Nobel.
    Però tanto i popoli come gli individui tendono a fermarsi. Si compiacciono di quanto hanno fatto, si vantano delle proprie glorie passate. Non si pongono più sfide, non pensano più in grande, non hanno più il coraggio di sognare, di combattere, di competere. E’ un brutto segno quando nelle scuole tutti vengono promossi, quando i genitori chiedono agli insegnanti di essere indulgenti, quando la competizione viene condannata, quando ci si abitua alla mediocrità. Vuol dire che è iniziata la decadenza. Perché anche per restare fermi, per non arretrare, bisogna costantemente sforzarsi di fare meglio di prima. Perciò chi si trova a vivere in una società stagnante, se non vuol farsi risucchiare, è bene che se ne vada. Oppure deve trovare in se stesso la forza di cambiare, di porsi nuovi problemi, nuove mete, di rimettersi in gioco, di rischiare.

    16 ottobre 2006

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/Alberoni/2006/10_Ottobre/16/pubblico.shtml

  3. bocciature per gli studenti, ma anche giudizi supervisioni e contestazioni per i docenti che cadono in omissioni di responsabilità, superficialità nei giudizi incapacità nello gestire i colloqui con le famiglie degli alunni. spesso nemmeno ricordano con quali genitori sono entrati in contatto, tutte le comunicazioni che di obbligo andrebbero fatte telefonicamente alle famiglie, dovrebbero essere protocollate, ma non ci sono. e ciò non avviene. i docenti peccano a volte di mancanza di coerenza, mancanza di solidarietà e comunicazione tra di loro. con il risultato che ai consigli non si fa che litigare e qualche alunno mal capitato e giudicato distrattamente ci va di mezzo. parlo per esperienza personale. genitori e alunni sono responsabili del processo educativo. ma anche i docenti si prendessero le proprie responsabilità. se una coordinatrice ti dice, tra di noi non c’è solidarietà, si fa da scaricabarile. nessuno ti avvisa se tuo figlio ha avuto una ricaduta in qualche disciplina, mentre a voce ti dicono nei colloqui che è sul cinque e mezzo in tutte le materi tranne una, se un prof ti mette insufficiente in latino ma ti spiega che lo fa solo per stimolare l’alunno, e in realtà nella sua testa il giudizio, non chiaro, corrisponde a un 5, consigliando addirittura a qualcuno di contattarmi perchè mio figlio ha fatto molti progressi grazie alle ripetizioni . se accade questo nella scuola italiana, come non opporsi ad una bocciatura strana? non ci vorrebbe un TAR, ma un tribunale dello studente, in cui poter giudicare l’operato molto discutibile di qualche docente che manca di professionalità e di tanto altro!

    1. Impegnate in settimane di incontri con genitori delusi non posso darle torto. La scuola pecca nell’incapacità di coinvolgere e collaborare con la famiglia, nell’incapacità di comunicare e monitorare il percorso dei ragazzi, nella difficoltà di valutare i ragazzi e il loro percorso al di là dei numeri. Anche la famiglia a volte fa i suoi errori. Quando difende sempre i ragazzi rendendoli incapaci di affrontare i propri limiti, quando pensa di trovare nei docenti un nemico da combattere a fianco del figlio, quando pensa che la soluzione sia trovare la strada più facile. Potrebbe qualcosa un “Tribunale dello studente”? Non so. Forse. Certo dovremmo tutti partire dallo stesso punto: aiutare il ragazzo a scoprire quali sono i suoi punti di forza e di debolezza e da lì iniziare a lavorare. Insieme.

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