Il Cappuccino: intervista ai rappresentanti dell’Oriani

29 giugno 2011

Pensavate di essere eletti?

J: No, assolutamente no! Non pensavo di ricevere tanti voti! Tutt’ora non penso di essere una persona “popolare” come erano stati altri rappresentanti eletti gli anni scorsi!

JT: Quest’anno devo dire che non me l’aspettavo. Ho iniziato a pensare di essere eletto quando ho visto che molti mi fermavano per i corridoi dicendomi “Voto te! Voto te!”.

G: Io all’inizio non ero un vero e proprio candidato! Mi sono infilata per dare suggerimenti, idee e poi mi ci sono ritrovata dentro … e eletta!

JT: In realtà ha rubato 150 schede e si è votata! Il bello è che si è sbagliata a mettere la X e i voti risultano solo 72!

Cosa pensate del fatto che è stata eletta solo la vostra lista?

JT: Siamo fenomenali! Li abbiamo distrutti tutti!

J: Scherzi a parte, abbiamo trovato il modo migliore per comunicare con la gente e contemporaneamente proporre delle buone idee.

JT: Bisogna essere furbi. Il “metodo di propaganda” è stato quello dell’anno scorso: discorsi più divertenti con le prime e un po’ più seri con le quinte. Con le prime non si può fare un elenco di cose serie o non ti voteranno mai!

J: Le altre liste erano imbarazzanti! La lista 5 aveva delle buone idee, ma le altre erano lì solo per perdere tempo.

G: Eravamo 9 liste di cui solo 2, massimo 3 erano serie! Era una situazione penosa!

J: Bisogna anche dire che ci siamo saputi vendere.. Abbiamo mostrato agli studenti quello che volevano vedere. Sembra brutto così, però purtroppo è l’unico modo. Questa è solo una versione ridotta di quello che succede durante le campagne elettorali dei politici.

Cosa succede durante i consigli di istituto? Vi sentite ascoltati?

G: No, in realtà non ci sentiamo presi particolarmente in considerazione, solo gli ultimi 5 minuti ci chiedono se abbiamo qualcosa da dire.

J: No! Non ci chiedono se abbiamo qualcosa da riferire, ci dicono “dobbiamo scrivere quello che volete”. Loro scrivono, poi ci fanno sapere.

JT: Fan finta di darti importanza, hai la carica di rappresentante d’istituto ma in realtà non conti molto.


Il Cappuccino: i rappresentanti d’Istituto

29 giugno 2011

NOME: Jenny Baldini

SOPRANNOME: Jey

CLASSE: 4^A erica

PROGETTI FUTURI: lavorare in un’agenzia viaggi e se possibile averne una sua

COSA TI PIACE FARE: canto; stare a contatto con la natura; fotografare

MOTTO: “vola solo chi osa farlo”.

NOME: Jacopo Tronconi

SOPRANNOME: Tronco

CLASSE: 5^C erica

PROGETTI FUTURI: non rimanere in Italia; girare il mondo (mete preferite: Svezia, Danimarca); accenna a progetti che scopriremo in futuro.

COSA TI PIACE FARE: giocare a calcetto.

MOTTO: “è quando la merda avrà valore che i poveri nasceranno senza culo”.

NOME: Giada Civolani

SOPRANNOME: Jaj

CLASSE: 5^C erica

PROGETTI FUTURI: trovare una casa tutta sua e vivere con sua sorella; avere un salone da parrucchiera; girare per New York con i tacchi alti.

COSA TI PIACE FARE: cantare (anche se stonata); andare al Rock Planet; lavorare come parrucchiera.

MOTTO: “la speranza è l’ultima a morire”.

NOME: Jacopo Berti

SOPRANNOME: Pino/Tulinboca

CLASSE: 5^B erica

PROGETTI FUTURI: magari entrare in politica; viaggiare il mondo; diventare un cantante folk romagnolo

COSA TI PIACE FARE: basket; politica; Oriani libero

MOTTO: “Oriani libero!”


il Cappuccino: Energie. Qual è il futuro.

28 giugno 2011

In un mondo in cui la domanda di energia aumenta esponenzialmente ogni anno, ci si domanda quale sia la strada da seguire per ottenere una sufficienza energetica.

Purtroppo ci troviamo ancora schiavi dei combustibili fossili, che continuano ad inquinare e ad ammalare il nostro pianeta. Il mondo non ha ancora svoltato verso energie alternative e sostenibili. L’aggettivo su cui dobbiamo puntare di più è “sostenibile”, poiché non è più possibile continuare a sfruttare il nostro pianeta barbaramente.

Un paese a livello tecnologico avanzato come la Germania, si è proposto di raggiungere una percentuale altissima di energia prodotta da fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico…) e di dismettere le centrali nucleari nei prossimi anni. Questa è una scelta etica e che punta al futuro, poiché all’economicità ad alto rischio ambientale del nucleare, si è preferito il maggior costo (in diminuzione ogni anno) ad alta sostenibilità.

Il nucleare produce grandissime quantità di energia, ma come effetto collaterale costante produce scorie radioattive che si smaltiscono in natura in migliaia di anni. A chi ritiene che un NO al nucleare derivi preconcettualmente dall’impatto emotivo causato dai disastri inaspettati, si può fare presente che le centrali nucleari hanno un altissimo costo iniziale, e trovare l’ubicazione delle stesse non è semplice. Per non parlare dei siti in cui sotterrare le scorie. Temo che alcuni siano favorevoli al nucleare solo a casa degli altri.

In Germania invece si è creato un vero e proprio business del fotovoltaico. Oltre alla produzione in loco di celle fotovoltaiche, esiste un mercato che si basa sul riciclo dei moduli ormai usurati. Quasi il 50% di tutti i rifiuti fotovoltaici d’Europa raggiungono la Germania, per poi essere riciclati al 90%. In sintesi questo paese possiede l’85% di mercato di tutta Europa.

È notizia di pochi giorni fa la vittoria dei “Verdi” nel lande più ricco del territorio tedesco, dopo l’egemonia del centro-destra per 60 anni. Questo partito ha come bandiera le energie rinnovabili.

Tuttavia, oltre a finanziare gli investimenti, è necessaria la regolamentazione delle dimensioni di questi impianti e delle loro ubicazioni, poiché esiste il rischio di creare danni al paesaggio se si specula senza controllo sulle vaste aree agricole.

L’eolico ha un costo tre volte superiore a quello dell’energia nucleare, ma ha un costo molto inferiore rispetto al fotovoltaico (parlando di Europa, poiché negli USA le energie rinnovabili hanno superato il nucleare anche in termini di economicità).

L’energia eolica pecca nella necessità di un’ubicazione in zone ventose. Ne deriva che non è possibile installare pale eoliche in modo diffuso sul territorio nazionale in modo tale da incrementare esponenzialmente la percentuale di energia prodotta tramite il vento.

Un altro metodo in via di sviluppo per ottenere energia è il geotermico, ovvero lo sfruttamento del calore del sottosuolo con cui produrre energia elettrica. I problemi principali sono l’alto costo, le trivellazioni del terreno e come per l’eolico, la specificità dei luoghi in cui è possibile costruire gli impianti

Anche l’energia da biomasse sta prendendo piede in questi anni. Possiamo considerarla rinnovabile, ma non pienamente sostenibile, poiché è basata sulla combustione di rifiuti organici e quindi produce CO2 e polveri sottili. Per ovviare a questo problema si potrebbe permettere l’installazione di centrali a biomasse limitatamente ai contadini per una dimensione massima pari alla quantità di rifiuti organici prodotti in loco.

Il Governo italiano, ormai da un anno, ha intrapreso i passi necessari alla nuclearizzazione del nostro paese, prendendo accordi con la Francia, la quale ci venderà reattori che ottimisticamente potranno essere operativi fra 20 anni e quindi quando avranno perso la loro contemporaneità tecnologica.

Inoltre ha sospeso, in buona parte, i finanziamenti alle energie rinnovabili, proprio quando in tutto il mondo si sta riflettendo se continuare sulla strada nuclearista, tenuto conto del disastro giapponese.

I danni nel paese nipponico sono stati provocati essenzialmente dal maremoto causato dal sisma e non dal terremoto stesso, nonostante sia stato di una potenza mille volte superiore al sisma de L’Aquila. Questo fa intuire come sia impossibile decretare una sicurezza assoluta del nucleare.

Il Giappone è il paese con i livelli più alti di sicurezza nelle costruzioni e ha subito questo tragico evento.

Noi non possediamo le tecnologie edili adatte e in compenso abbiamo la criminalità organizzata che tenta di inserirsi in qualunque appalto. Come pensiamo, inoltre, di costruire centrali nucleari sicure in tempi brevi in un territorio a rischio sismico?

Al referendum del 12-13 giugno promosso dall’Italia Dei Valori, i cittadini saranno chiamati ad esprimersi su questa decisione governativa. Se vinceranno i Sì verrà abrogato il decreto legge di indirizzo con il quale si è intrapreso il cammino del nucleare in Italia, mentre se vinceranno i NO si continuerà su questa strada; sempre che si raggiunga il quorum, data la posticipazione della consultazione in periodo balneare da parte del Ministero dell’Interno, con il mancato accorpamento alle elezioni amministrative, comportando così un costo aggiuntivo alle casse pubbliche per 250 milioni di euro.

In questi giorni è doveroso fermarsi a riflettere sulle decisioni da prendere nel e per il futuro.

Il nostro paese dovrebbe sfruttare a pieno le energie rinnovabili, finanziando principalmente i produttori di impianti in loco. Facendo ciò si abbatterebbero i costi alla filiera, aumentando la propensione all’acquisto e all’investimento nella Green Economy.

La Terra non è più disposta a sopportare i nostri abusi e la tragedia che si sta consumando in Giappone è un altro colpo mortale inferto al nostro pianeta.

Un alternativa è possibile e deve essere improntata sulla sostenibilità delle nostre scelte a livello ambientale.

Infine, siamo sicuri di aver bisogno di tutta questa energia? Prima di aumentare la produzione dovremmo imparare a risparmiarla e non sprecarla.

Enrico Anconelli


il Cappuccino: L’ITALIA S’E’ DESTA

26 giugno 2011

Al prossimo giro sono duecento.

Tuffo un’occhiata nel cappuccino bollente, e penso a come, quanto sarò cambiata tra cinquant’anni, a come e quanto sarà cambiata la mia Nazione. Se i miei occhi avranno mantenuto lo stesso tono d’azzurro, o se si saranno stinti col tempo; e se allo stesso modo, ogni colore dipinto sui volti della mia gente avrà perso valore.

Torno a spostare lo sguardo, prima sulla tazza, poi alla finestra e sui palazzi fuori. Sono ancora in costruzione. Le nuvole che li comandano non spiccano come al solito nel loro bianco, oggi portano pioggia, oggi tendono al grigio, sembrano solo grossi accumuli di fumo usciti da camini enormi. Non è il massimo che ci si potesse aspettare, dal mattino di questo 17 marzo, ma se proprio non brilla, qualche raggio di sole a sforbiciare il cielo attorno almeno c’è.

In questo bar si respira aria d’Italia. Sulla schiuma chiara del cappuccino, il barista ha scritto “150” con un filo di cioccolato. Quando vai a pagare ti regalano pure uno di quei nastri inutli da mettersi al collo con il moschettone, con scritto: “C’E’ PIU’ GUSTO A ESSERE ITALIANI.”

A dire la verità non succede solo qua dentro, di ritrovarsi immersi nelle celebrazioni; basta uscire a fare due passi per accorgersene, di questa voglia di sentirsi parte di qualcosa, una parte in cui siamo dentro tutti, la soddisfazione nel dire che sì, c’è davvero più gusto a essere noi.

Mi capita solo oggi per la prima volta, di notare questa semplice intenzione della gente: sottolineare la propria appartenenza alla nostra nazionalità, prima ancora che al nostro Stato. Siamo persone tutte uguali da questo punto di vista, condividiamo lo stesso interesse nel volerci scollare di dosso quelle etichette appiccicose; umiliazione dalla quale riscattarci, e chissà che l’anniversario dell’Unità d’Italia non risulti d’aiuto anche da questo lato. Sono piccole cose, si tratta di dettagli, quando ci si mette a cercare queste sensazioni; anche se, pur vedendoli da quaggiù, i tricolori appesi ai balconi nel centrocittà non sembrano poi tanto piccoli e inutili. Fanno da stoppino ai pensieri: come li vedi, t’accendono di verde e rosso il desiderio di veder migliorare le cose, di leggere qualche aggettivo piacevole, ogni tanto; e incorniciati accanto alle nuvole di questo cielo, le fanno apparire più bianche.

Io lo so che domani, e il giorno dopo ancora, o tra quattro, cinque giorni, di bandiere ce ne saranno ancora in giro. Qualcuna in meno, certo, ma dopotutto cosa cambia, se li si lascia ancora un po’ a prendere aria? Tanto l’Unità d’Italia c’è da 150 anni, per tutto l’anno. Poi, che non li ripieghiamo e non li rimettiamo subito nel cassetto per orogoglio o per pigrizia di mettersi alla finestra a slegare i laccetti, è indifferente, tanto sarebbero entrambe caratteristiche italianissime.

Io non ho provato, però credo che scrivere che se saluti passanti sconosciuti inneggiando all’Italia, questi ti rispondono sulle stesse note, è certo molto romantico, ma penso poco reale. Però si percepisce, questo è vero, il benessere. Come se proprio ci volesse, ce ne fosse bisogno, di questa giornata. A molti è sembrata più una domenica, se scontata o rilassante è soggettivo, ma io sono d’accordo: una pausa, un po’ di silenzio, o di dolce rumore, un attimo di respiro. Che ci ricordasse chi siamo, da dove veniamo, lasciando da parte perché, partiti, politici, polemiche, pubblico e privato e personale, e dando invece nuovamente il benvenuto alla pace e al Popolo.

La mia Unità d’Italia sorge qui, accanto al mio cappuccino ormai freddo e depresso. Risuonano le note dell’Inno e io finisco col pensare che oggi ci comporteremo da veri fratelli.

Uomini comuni che lavorano, si battono per ottenere il giusto e per rendere giusto lo sbagliato, che hanno una famiglia o che la sognano, o che semplicemente hanno scelto di non averla perchè il mondo non gira in una cinepresa, e si può anche scegliere il diverso. Persone alle quali io comunque riconosco un fervore che sì, fermenta nella sua calma; ma che si tira dietro uno scontento dalle dimensioni sufficienti per risistemare il fonodoschiena (per l’occasione in tricolore) a chi invece è sempre preoccupato a pararselo.

L’Unità non si riconosce tanto dai nastri inutli da mettersi al collo con il moschettone che ti tirano dietro qualsiasi cosa compri; lo si intercetta nel ritmo dei passi dei nostri connazionali, che sono tali prima ancora di essere alti uguali a noi, di chiamarsi come noi, di condividere la stessa classe o la stessa passione, o al contrario, che sono nostri consanguinei anche nelle diversità; perché il sangue che ha bagnato questa terra è stato di tanti e di tutti. Questo chi ci comanda l’ha dimenticato; e probabilmente a quei “fratelli” non piacerà sentirselo dire, ma l’Italia, la stessa che anima a piazze e viali, oggi s’è desta.

Ilaria Bertuzzi


Il Cappuccino: VERE STORIE DI FINTA REALTA’

22 giugno 2011

Ore 4.30 di pomeriggio, Dicembre. Una tipica giornata invernale, di quelle in cui il vento gelido si infila dispettoso tra le sottili pieghe degli abiti, lasciandoti impotente di fronte ad un brivido, felino, citando Mina, che ti scuote fino alla punta dei capelli. Rientri in casa, ansimante dal freddo. Occorre qualche attimo, per riprendere fiato e riacquistare sensibilità alle membra. Ti accasci sul divano e, con un gesto ormai automatico, quasi involontario, accendi il televisore. L’hai comprato da poco. L’arrivo del digitale terrestre aveva reso inutilizzabile quello vecchio e non ti sei lasciata sfuggire l’occasione per acquistare l’ultimo prodotto sul mercato. Tra l’altro, con la sola aggiunta di 20€, ricevevi un mese di telenovelle gratis. La signora Bianchi, quella del 5° piano, si sarebbe mangiata le mani di invidia sapendolo. Non vi potevi rinunciare.

Accendi così il nuovo televisore, lasciandoti trasportare dalle immagini colorate, come una lattina vuota in un mare di plastica liquida. Spina staccata di un cervello troppo polveroso per ricordarsi di una presa di corrente. La Maria De Filippi ti parla con quel tono accondiscendente che tanto ti affascina, mentre, sullo sfondo, sfilano una serie di ragazze in topless. Non ci pensi nemmeno di chiederti come mai delle adolescenti rimangano in bikini a Dicembre. Non ti sfiora neanche il pensiero di trovarti di fronte ad un immagine stereotipata di bellezza femminile, tanto sei imbambolata davanti allo schermo, vuoto di contenuti, ma pieno di finte storie di vita vera.

Oh, come vorresti trovare l’Amore anche te, quello con la A maiuscola, e perchè no, anche la M. AMore. Come quello che sta sbandierando proprio in questo momento quella coppia dentro lo schermo. Tanto ben vestita quanto frutto di un’offerta ai grandi magazzini dell’omologazione. Scelti accuratamente tra milioni di altri prodotti per meglio rappresentare il vero amore. Anzi, l’AMore vero. Perchè nella tua vita non hai mai incontrato il tuo principe, dagli occhi verdi e il petto muscoloso? Perchè non porti la 40? O ancora meglio, la 38? Nonostante tu segua quella dieta tanto sponsorizzata dalla tua amata televisione non riesci ad assomigliare a quelle belle ragazze che sembrano avere incentrato tutte le telecamere sulla loro persona. No, mi correggo, non sulla loro persona, perchè questo comprenderebbe anche un analisi caratteriale, ma sul loro involucro esterno, fatto di trucco, silicone, e, forse, in fondo in fondo, anche un po’ di carne. Un’infinita commedia si svolge davanti ai tuoi occhi di spettatrice attonita. Persone che bisticciano, urlano e dicono anche qualche parolaccia. Oh come ti piace seguire la loro finta di vita passo per passo. Come ti emozioni quando i tuoi eroi decidono di amarsi e come ti arrabbi quando lui la ignora.
“Certo però che Paolo avrebbe dovuto scegliere Alessia! Giulia lo farà soffrire di sicuro! E’ una poco di buono, si vede!”
Solo conversazioni pilotate tra amiche che in comune hanno esclusivamente la passione per il divo di turno o la commiserazione per quel fatto di cronaca tanto strumentalizzato dai media. Vivi storie che non ti appartengono, storie che non appartengono a nessuno se non all’astuto burattinaio che le manovra da dietro le quinte. Ma tu non lo vedi. Non vedi i sottili fili di chimera che guidano ogni movimento, che riempiono gli occhi e il tuo cuore di gomma.
Paolo avrebbe seriamente dovuto scegliere Alessia.     

                                                                                                      Valentina Tedioli


Il Cappuccino

22 giugno 2011

Dopo tanti anni nella nostra scuola, alcuni ragazzi si sono organizzati per pubblicare un giornalino d’Istituto: il Cappuccino.

L’impresa non è stata facile, ma del resto si sa, i primi passi sono quelli più difficili 😉 I ragazzi sono riusciti per ora a pubblicare solo il numero 1  del giornale, distribuito nelle classi negli ultimissimi giorni di scuola. Mi sembra quindi giusto pubblicare nei prossimi giorni i loro articoli, sia per dare loro un po’ di visibilità ulteriore, sia nella speranza di arruolare altri redattori per il piccolo gruppo che si è costituito quest’anno.

Trovo che questo strumento possa essere un’occasione importante per creare uno spazio di comunicazione per divulgare e segnalare gli interessi e le esperienze dei ragazzi e per  favorire un dialogo attivo, reciproco e costruttivo fra tutte le componenti della comunità scolastica.

Buona lettura a tutti e … tenetevi pronti!

Ehi tu! Che tieni in mano queste poche pagine! Si, dico proprio a te! Probabilmente ti starai chiedendo il perché di tutto ciò: come mai 6 intraprendenti imbecilli hanno deciso di sprecare ore e ore di duro lavoro affinché tu possa leggere questo primo (e forse ultimo) unico (in tiratura limitata) e assolutamente speciale GIORNALINO DELL’ORIANI!!! Ebbene, fu la voglia di comunicare ad esserci fatale! La voglia di informare, la voglia di parlare ai nostri coetanei in modo diverso, la voglia di partecipare attivamente alla scuola. La voglia di farci sentire. E ovviamente non potevamo lasciare che il liceo spadroneggiasse incontrastato sulla scena giornalistica giovanile!! Per questo abbiamo deciso di creare IL CAPPUCCINO, sperando che i contenuti vi interessino e colpiscano. Facciamo notare che è la prima volta dopo tanti anni che questa scuola può vantare uno strumento di comunicazione che permetta agli studenti di esprimere apertamente le loro opinioni! Speriamo quindi che apprezziate e che la troviate una bella idea! Buona lettura!!


notte prima degli esami

21 giugno 2011

Oggi, giorno di inizio estate , il giorno più lungo dell’anno, per molti studenti sarà anche la notte più lunga, in attesa degli esami di domani mattina.

E’ una notte che non si dimentica. La notte della “fuga di notizie”, dei titoli “sicuri”, delle indiscrezioni “dall’Australia”…la notte in cui gli studenti fanno gli scongiuri, si inventano fioretti che non manterranno, credono a tutto e al contrario di tutto.

La notte prima del “Pronti…via!”

A tutti i Mattia, Iacopo, Alessandra, Monica, Benedetta, Robo, Federico, Francesca, Benedetta, Barbara, Enea, Erika, Katia, Davide, Daniele, Angela, Lara, eccetera eccetera… un abbraccio e un in bocca al lupo.

L’unico consiglio sicuro?

Andate a letto presto e dormiteci su. Domani serviranno le vostre migliori energie 😉