La scuola italiana vista dalla Finlandia

3 maggio 2009

Sul blog di matematicaescuola leggo questa lettera di una studentessa finlandese sulla scuola italiana.

“Non so se i finlandesi sono i migliori del OCSE – Pisa, ma diciamo che non sarebbe una sorpresa… Specialmente dopo il mio anno in Italia, ho iniziato a apprezzare la nostra sistema di scuola molto di più… Io penso che il problema in Italia è che le persone devono studiare a casa e poi vengono a scuola a fare l’interrogazione in cui devono proprio ricordare tutto a memoria parola a parola e poi se gli chiedi “perché?”, non sanno rispondere perché non hanno davvero capito quello che hanno studiato… in Finlandia invece io a volte non studiavo niente a casa e prendevo otto o nove dal compito soltanto perché avevo capito le cose durante le lezioni… e in Finlandia nel liceo i professori non guardano se io ho fatto i compiti a casa, lì loro pensano che siamo assai adulti per decidere le nostre cose e cmnq fa male a noi se non studiamo perché è la nostra vita. E questo fatto ci dava la possibilità di studiare di più quella materia che per noi era difficile e meno quella che era facile. E ci sono anche altre cose che non mi piacevano nella scuola italiana, per esempio l’inglese… Io non ho mai nella mia vita studiato per esempio shakespeare qui in Finlandia, qui è importante che io so parlare inglese, invece in Italia voi studiate 2-3 anni la grammatica e poi iniziate a studiare shakespeare il quale scriveva inglese che nemmeno Samantha, che parla inglese come la lingua materna, capiva totalmente… quindi come le persone possono imparare a parlare inglese, se studiano quel modo della lingua che è morto cento anni fa…questi sono i miei pensieri “

Forse dovremmo fare tesoro di queste critiche. Voi le condividete?


Di chi è la colpa degli insuccessi?

17 gennaio 2009

Don Milani, indignato contro la scuola degli anni 50 scriveva, indignato, queste parole ai professori:

Se ognuno di voi sapesse che ha da portare innanzi a ogni costo tutti questi ragazzi e in tutte le materie aguzzerebbe l’ingegno per farlo. Io vi pagherei a cottimo. Un tanto per ragazzo che impara tutte le materie. O meglio multa per ogni ragazzo che non impara … Lottereste per il bambino che ha più bisogno … Vi svegliereste la notte col pensiero fisso su di lui e cercare un modo nuovo di fare scuola, tagliato su misura sua. Andreste a cercarlo a casa se non torna. Non vi dareste pace perché la scuola che perde Gianni non è degna di essere chiamata scuola…” (L. Milani, Lettera a una professoressa, 1967, p. 82).

In tempo di chiusura del quadrimestre, di verifiche, di medie, di voti, cosa ne pensate?